Diritto al dominio. Diritto al dolore. – di Gino Ditadi

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“Niuna cosa maggiormente dimostra la grandezza e la potenza dell’umano intelletto,
né l’altezza e nobiltà dell’uomo, che il poter l’uomo conoscere e interamente
comprendere
e fortemente sentire la sua piccolezza”.

Giacomo Leopardi

 

 

Iain Antony Macleod "Redbreast"

L’enorme lavoro compiuto dalle scienze, in particolare dall’etologia cognitiva, ha aperto uno squarcio, che si allarga ogni giorno di più, nel muro artefatto, che pareva invalicabile, tra l’uomo e gli altri viventi, costringendo non poche discipline ad un ripensamento, richiamando gli studiosi dalle loro letture ideologiche, povere di mondo, all’osservazione di uno straordinario e complesso ventaglio di fenomeni[1].

Il riconoscimento dell’alterità frantuma il chiuso universo della pretesa autarchia intra-speciem e comporta l’apertura ad un orizzonte immenso, che potrebbe essere di comunicazione e di pace, di ampliamento del potenziale interpretativo, immaginativo, conoscitivo.
Non più la conoscenza come dominio, ma come ascolto e dialogo con l’oceano della vita.
Tutto ciò reclama una ridefinizione della funzione e del posto dell’uomo nella natura, l’abbandono dell’antropocentrismo, il riconoscimento etico, giuridico, scientifico che centrale è la vita, tutta la vita, non un suo frammento transitorio.

La nuova, più attenta lettura del mondo animale è una svolta pari alla rivoluzione quantistica in fisica e alla rivoluzione della biologia molecolare.
Tutto ciò non poteva non interessare ed attraversare il pensiero filosofico, benché talvolta s’alzi, ancora oggi, sul far del crepuscolo, quando ormai il giorno è finito, mentre l’umanità ha un disperato bisogno di una filosofia del mattino.

La questione animale (per non dire dei temi della biodiversità e dell’ecologia), richiama in causa problemi di grande rilievo non solo scientifico, ma etico, politico, religioso, filosofico e costringe ad altre letture della storia della filosofia e/o della religione ecc., fino a scoprire che sono stati distrattamente (o deliberatamente?) rinchiusi nel dimenticatoio, temi di straordinaria rilevanza che, partendo dal riconoscimento dell’altro, conducono a ripensare non solo il ruolo della ragione-anima nell’uomo, l’importanza del linguaggio e dei linguaggi[2], l’immagine dell’uomo in relazione alla biosfera e all’universo fisico, ma anche il significato dell’eguaglianza, la sua possibile estensione ad ogni soggetto-di-una-vita, la riscrittura dello stesso contratto sociale, il riesame del senso e dei percorsi della nostra civiltà che, dominata dalla barbarie della ragione strumentale, conosce il come, senza sapere più il dove andare.

Nella nostra civiltà, la potenza dei mezzi di distruzione è aumentata geometricamente, mentre la conoscenza finalizzata alla costruzione è cresciuta aritmeticamente (nel migliore dei casi). Bastano pochi secondi per cancellare una città di due milioni di abitanti; per ricostruirla – nel solo aspetto urbanistico – non bastano vent’anni.

L’essenza della schiavitù non consiste nel lavoro faticoso, ma nella riduzione dell’uomo a cosa.
Dopo aver ridotto miliardi di uomini e donne a mera forza-lavoro, semplici mezzi da far lavorare con le macchine e da sfruttare come macchine, la ragione strumentale punta alla sua mèta: la reificazione della vita fino alle sue radici[3].
La ricerca in ambito biotecnologico, dominata dalla Dittatura del “Libero” Mercato, costituisce la nuova frontiera della reificazione; l’esame e la manipolazione del genoma umano non sfugge alla logica autoreferenziale della valutazione in termini di costi e profitti. L’Operazione reclama l’obbligo del silenzio sul programma dell’Apparato: la reificazione dell’esistente, la mercificazione della vita e delle sue fonti; la limitazione della ricerca scientifica entro gli acefali binari delle quotazioni di Borsa e della guerra; il sabotaggio di qualsiasi sapere (scientifico o meno), incompatibile con la Democrazia degli Azionisti[4].

Il pensiero unidimensionale della massimizzazione del profitto conduce l’uomo ad assumere il ruolo di una forza della natura contro la natura, il ruolo di controdemiurgo, per una Seconda Genesi, redditizia nell’immediato per pochi, catastrofica, nel medio periodo, per tutti.
Il principio economico non si concilia con il principio di prudenza, né con quello della solidarietà, ma con quello di profitto; per quest’ultimo, tutto ciò che si può fare, si deve fare, laddove il principio di prudenza suggerisce, che non tutto ciò che si può fare, si deve fare.

Il XXI secolo, che vede ormai affermata la riabilitazione scientifica degli animali, rischia di vedere anche la loro estinzione. Prima della Rivoluzione Industriale, perdevamo una specie vivente ogni dieci anni, oggi vengono cancellate dalla faccia della Terra, settantaquattro specie al giorno, tre ogni ora.
È la prima volta, nella storia della vita sulla Terra, che un’unica specie ne spinge milioni d’altre all’estinzione con l’inquinamento, la deforestazione, la caccia, la guerra biologica, la geometrica distruzione dell’ambiente.

L’umanità rischia di trovarsi impreparata di fronte al tumultuoso sviluppo di situazioni climatiche mai registrate prima, emergenze sanitarie continentali, deforestazione, desertificazione. Il settanta per cento dei coralli sta morendo.
L’assalto al pianeta pone l’uomo davanti a situazioni ambientali di cui non ha memoria.

Inondazioni, desertificazione, miseria e fame sono i prodotti di più vasto impatto della civiltà industriale, tanto rapida nel dominio e nella distruzione, quanto avvolta in una ebetudine economica che impedisce il riconoscimento dei più elementari diritti dell’uomo, foriera d’indifferenza riguardo alla salvaguardia degli habitat naturali e alla generale condizione dei viventi.
La glaciale lentezza delle istituzioni politiche, ridotte ad essere scatole vuote, alimenta l’incendio del mondo.
Il fuoco tanatocratico della ragione strumentale divampa su scala planetaria.

Accanto alla questione animale, una moltitudine di problemi stimolanti e vasti riguardano anche tutti quei soggetti umani sui quali ha pesato, per millenni, il sospetto – o la sua convenienza – che non fossero adeguati contraenti del patto etico-politico: le donne, gli stranieri, gli schiavi, i neri, i dannati della Terra.
Il fatto è che i rapporti tra uomo e animale riflettono quelli esistenti tra gli uomini.
Nel corso dello sviluppo storico e delle culture che ne derivano, la riduzione dell’animale a bestia e poi a mero strumento è ricca d’insegnamenti che illuminano sorprendentemente i più segreti rapporti tra gli uomini.

Oltre cento Paesi – con una popolazione complessiva di un miliardo e seicentomilioni di persone – sono soggetti ad un grave declino economico. Ottanta Paesi versano in condizioni peggiori di quelle di 10 anni fa. Seicentoquaranta milioni di persone sono senza casa o abitano in tuguri. La Banca Mondiale[5] (non il variegato Movimento Ecologista), stima che entro pochi anni, gli individui che vivranno senz’acqua potabile e servizi igienici saranno più di un miliardo e quattrocento milioni. Oggi, il 20% più ricco della popolazione mondiale consuma l’86% della produzione globale, mentre il 20% più povero deve accontentarsi dell’1,3%. Tre miliardi di esseri umani vivono in baracche; un miliardo affoga nella fame. Gli individui più ricchi del pianeta sono trecentocinquantotto e detengono una ricchezza totale che supera la somma del reddito annuo complessivo di tre miliardi di persone[6]. Un miliardo di bambini vive in guerra[7]. Quanto può durare tutto questo?

Bisogna capire e decidere in tempo. È necessario prendere sul serio quei sogni in cui è evocato un mondo conciliato. Nella critica a ciò che avvilisce, ferisce, tormenta, umilia e opprime sta la grandezza della ragione, il sentimento profondo della vita e la speranza.

L’uomo ha ancora nelle sue mani i semi dell’aurora.
Perché non vedere la bellezza che circonda la vita, perché lasciar marcire i semi, assassinare i sogni? Il pericolo che l’umanità s’incammini verso l’ère du vide è oggi concreto. Bisogna imboccare vie nuove affinché gioia e bellezza, infine, si manifestino; ma non vi è bellezza dove domina la sofferenza.
Etica ed estetica sono connesse al trionfo della vita.

Ne abbiamo abbastanza di una civiltà che massacra gli uomini in guerra e mangia i corpi di animali innocui, allevati e destinati alla morte ancor prima d’essere nati.
Non è più sopportabile chi giustifica questo “ragionevole” ordine del dolore; non vogliamo più culture che assumono una veste consolatoria, teologie attente soprattutto alla cucina e al dominio, politiche dell’orrore.
Abbiamo bisogno di una visione del mondo capace di rischiarare e ingentilire questo plumbeo tempo: giustizia contro ferocia, memoria contro oblio.
Una visione del mondo che combatta la follia del sangue e della morte, che combatta le sofferenze e le elimini.

E oggi, dopo il secolo dei campi di concentramento, della fame e della miseria scientificamente programmata e distribuita a miliardi di uomini, il secolo del dominio tecnico-industriale più potente della storia; il secolo che non si è interrogato sulla razionalitrà dei fini, ma solo sull’efficienza dei mezzi; il secolo della morte delle barriere coralline, delle biotecnologie finalizzate a più alti profitti, della brevettazione della vita, qualcosa ci avverte, dal profondo, che l’enorme cumulo di sofferenze a cui è stata (ed è) esposta l’umanità e l’intera biosfera è – a dir poco – insensato.

È assolutamente necessario rifondare i valori, innalzare la civiltà, ingentilire il mondo; amare la bellezza, espressione della misura e della grazia ed il sapere ricolmo di forza liberatrice.
Bisogna affermare il biocentrismo come categoria fondativa; sostituire il dominio con la responsabilità; riconoscere la diversità come valore; ascoltare l’oceano della vita.
Non si tratta di “scendere” verso gli animali (non vi è né alto né basso), ma di aiutare l’uomo a comprendere e a comprendersi; superare la ragione strumentale; combattere la riduzione della vita a cosa; innalzare lo scontro con la follia e la barbarie di un “ordine” del mondo in cui il massimo di sapere coincide con il massimo di vuoto, il massimo di capacità, con il minimo di sapere intorno agli scopi; affermare la complessità del reale non per acquietare le aspirazioni al nuovo, ma per sottolineare la falsità del vecchio; arginare energicamente la sofferenza di uomini e animali; riconoscere il valore inerente di ogni soggetto-di-una-vita; rifondare il concetto di persona su categorie etiche (valore inerente in sé), piuttosto che metafisiche (sostanza); considerare la salute, il benessere del corpo, l’equilibrio ambientale, beni assolutamente primari entro qualsiasi scenario politico.

La lotta per il riordino della vita dà senso alle orme della nostra esistenza indicando una via che inveri la civiltà della bellezza e della giustizia, contro il terrore ebete che infuria, contro l’organizzazione dell’insensatezza che lo presuppone e giustifica.

Bisogna annotare, registrare, documentare ciò che era e non è più; conservare i granai della memoria, raccontare i luoghi dimenticati, i fondamenti perduti.

Non esistono formule in filosofia. Compito del filosofo è ancora quello di rimettere in questione il sapere già dato, dare descrizioni adeguate, difendere il diritto, il bisogno di pensare e parlare in termini diversi da quelli dominanti, soprattutto quando ci si trova davanti a sistemi soporiferi di persuasione mediatica, che descrivono ciò che sta succedendo e ciò che significa, eliminando i concetti capaci di comprendere ciò che succede e ciò che significa.

Finché esisteranno uomini capaci d’innalzare il reale, inondandolo di luce, testardi nel rifiutare un mondo assurdo, la vita correrà il rischio d’essere salvata, còlta nella sua struggente tenerezza, nella sua incantevole bellezza aurorale.

Il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui.
Le farfalle multicolori, vivono un solo giorno, ma sono sulla Terra da ottanta milioni di anni. Forse sono gli uomini ad essere effimeri, ma se nel loro percorso potessero lasciare più bellezza e giustizia di quanta ne hanno trovata, tutto avrebbe senso, nell’oceano rivestito di stelle, in cui siamo immersi.

Gino Ditadi
©2011
tratto da Altri versi -Sinfonia per gli animali a 26 voci” a cura di Oltre la Specie

 

Gino Ditadi, studioso delle ideologie, filosofo del biocentrismo e della Deep ecology. Autore/curatore, tra gli altri, de: I filosofi e gli animali, tomi I-II, Isonomia Ed. Este 1994 (la più vasta raccolta esistente di scritti e materiali, dall’antichità ei nostri giorni); LEV N. TOLSTÒJ, Contro la caccia e il mangiar carne, Isonomia Ed.; GIACOMO LEOPARDI, Dissertazione sopra l’anima delle bestie e altri scritti selvaggi, Isonomia Ed., Este 1998 – e Idis Ed. 2011; G. DITADI, Le grandi religioni e gli animali, Red Ed., Como 1999; PLUTARCO, L’intelligenza degli animali e la giustizia loro dovuta, Isonomia Ed., 2000; TEOFRASTO, Della Pietà, Isonomia Ed., 2001-2005; ERASMO DA ROTTERDAM, Querela Pacis, Lamento della Pace, Idis Ed, Este 2009; G. DITADI, Rifiuto del sacrificio di sangue ed estensione del diritto agli animali in Teofrasto, in STEFANO RODOTÀ e PAOLO ZATTI, Trattato di Biodiritto, volume V, Diritto e animali, Giuffrè Ed., Firenze 2011.

 

[1] Cfr. Hilary Kornblith, Knowledge and its Place in Nature, Clarendon Press, Oxford 2002 – autorevole esempio di abbandono dell’analisi concettuale quale metodo filosofico essenziale.

[2] Cfr. Richard A. e Barbara T. Gardner, Teaching Sign-Language to a Chimpanzee, in Science, CLXV, pp. 664-672, 1969; John Tyler Bonner, La cultura degli animali, tr. it. E. Camino, Boringhieri, Torino 1983; Euan M. Macphail, The Neuroscience of Animal Intelligence, New York 1993; “NATURE”, Chimpanzee culture, 17 giugno 1999; Felice Cimatti, La mente silenziosa, Roma 2002; Joëlle Proust, Les animaux pensent-ils?, Fayard, Paris 2003.

[3] Alla fine degli anni ottanta è stato realizzato lo scimpanzuomo, ibrido frutto della fecondazione in vitro di un ovulo di scimpanzé con uno spermatozoo umano. L’embrione è stato reimpiantato nella femmina di scimpanzé. Lo scimpanzuomo apre la strada al suo utilizzo come donatore di organi, lavoratore di fatica, modello sperimentale, ecc. Cfr. Michel Foucault, Le sujet et le pouvoir, in Dits et écrits, Gallimard, Paris 1994; Jeremy Rifkin, Il secolo biotech. Il commercio genetico e l’inizio di una nuova era, traduzione italiana di L. Lupica, Baldini & Castoldi ed., Milano 1998; N. Katherine Hayles, How We became Posthuman. Virtual Bodies in Cybernetics, Literature and Informatics, Chicago University Press 1999; Federica Frabetti, Postumano, in Michele Cometa, Dizionario degli studi culturali, Maltemi, Roma 2004, pp. 338-343. Peter Sloterdijk, Regole per il parco umano, 1999, in “aut-aut”, gennaio-aprile 2001, afferma l’opportunità di programmare gli uomini in base a tecniche ed esigenze “zoopolitiche” di selezione prenatale e di modificazione del patrimonio genetico; Id., Sphären. Eine Trilogie, Frankfurt am Main 2004; ID., Non siamo ancora stati salvati, tr. it. A. Calligaris e S. Crosara, Bompiani, Milano 2005, pp. 293-310 e passim; contro queste teorizzazioni e pratiche, favorevoli allo sviluppo dell’eugenetica liberale stabilita dal Mercato, formalmente giustificata dalle Leggi dei parlamenti nazionali e sostenuta dai governi di turno, si vedano: Jürgen Habermas, Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale, tr. it. di L. Ceppa, Einaudi, Torino 2002; Michael Crichton, Next, tr. it. B. Bagliano, Garzanti, Milano 2007. Emblematico ed ovvio, nell’inverare l’orizzonte di Sloterdijk, il via libera di Londra (Human Fertilization and Embriology Authority, 5 settembre 2007), alla sperimentazione di embrioni-chimera (embrioni uomo-animale), presso il King’s College e la Newcastle University. Quando intenti politici si sposano con affari economici colossali, il futuro è facilmente prevedibile.

[4] Si veda il Manifesto sul futuro dei semi, redatto dalla Commissione Internazionale per il futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura, presentato da Vandana Shiva, il 27 ottobre 2006 a Torino a “TERRA MADRE”. È necessario opporre un nuovo paradigma dei semi basato sulla libertà degli agricoltori di conservare i semi. Il Manifesto sul futuro dei semi preconizza nuove leggi in difesa della biodiversità delle specie e delle varietà, diversità nelle relazioni tra i produttori, diversità delle colture. Bisogna affermare la libertà dai brevetti (con il sistema dei brevetti, conservare diventa un reato contro la proprietà intellettuale), dalla biopirateria, dalla privatizzazione; affermare per i semi il principio dell’open source, la libertà di riprodurre, scambiare e conservare i semi.

[5] World Developpement Report, 2003-2004.

[6] Cfr. Jacques Grinevald, L’aspect thanatocratique du génie de l’Occident et son rôle dans l’histoire humaine de la biosphère, in Revue Europeenne des Sciences Sociales, 1991, 91, pp. 45-64; Kozen Merchant, World Heads for Grotesque Inequalities, in Financial Times, 16 Luglio 1996, p. 4; United Nations Development Program, Human Development Report, New York, Oxford Univ. Press 1996/1998; Barbara Crosette, Hope and Pragmatism for UN Cities Conference, in The New York Times, 3 giugno 1996, pag. 3; Jean Ziegler, Les nouveaux maîtres du monde et ceux qui leur résistent, Fayard, Paris 2002 (La privatizzazione del mondo, tr. it. di M. Fiorini, Milano 2003); Id., L’Empire de la Honte, Fayard, Paris 2005; Raj Patel, I padroni del cibo, tr. it. di G. Culicchia, Garzanti, Milano 2008; Hervé Kempf, Perché i super-ricchi stanno distruggendo il pianeta, tr. it. di G. Culicchia, Garzanti, Milano 2009. Il Segretario Generale ONU Ban Ki Moon, nell’aprire la Conferenza Mondiale sul Clima a Ginevra, il 3 settembre 2009, ha testualmente dichiarato: «Stiamo andando verso l’abisso con il piede sull’acceleratore». A ciò si aggiunga la logica del “mercato” che reclama incessantemente il suo doppio bottino con la guerra.

[7] Rapporto UNICEF, 5 ottobre 2009.

 


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