Inanellamento, frodi e bracconaggio: intervista ad Andrea Zanoni

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Andrea Zanoni

Ogni anno, in particolare nel periodo primaverile, si è testimoni di casi di cronaca emblematici come i frequenti atti di bracconaggio nei confronti di uccelli selvatici, successivamente immessi nel mercato dei richiami vivi. Si tratta di piccoli nidiacei, soprattutto di Tordo (Turdus philomelos) e Cesena (Turdus pilaris). Nel desiderio di saperne di più abbiamo incontrato l’eurodeputato Andrea Zanoni, che ci ha gentilmente concesso questa intervista analizzando anche la questione dell’inanellamento dei richiami vivi.

 

D: Andrea, ti ringraziamo della disponibilità e approfittiamo per iniziare con l’argomento “anelli”, un tema poco conosciuto ma cruciale, sul quale è opportuno fare alcune riflessioni. Ce ne vuoi parlare in sintesi?   

R: Per quanto riguarda gli anelli per richiami vivi, esistono due tipologie di anelli: quelli cosiddetti chiusi (tipo fede nuziale) e quelli aperti, delle fascette che assumono forma circolare, apposti agli esemplari adulti.
L’anello chiuso viene messo entro i primi 7-8 giorni di vita dell’uccellino; si tratta di un anello che sarà destinato a restare per sempre nel tarso della zampa, adattandosi alla sua crescita. Viene apposto agli uccelli di allevamento: uccelli protetti come lucherini, peppole, fringuelli, cardellini, passere scopaiole, verdoni – o cacciabili come tordi bottacci e tordi sasselli, cesene, merli, allodole, che una volta cresciuti saranno destinati ai cacciatori come richiami vivi.
Succede però che questi anelli vengano anche allargati con procedimento meccanico e calzati ad esemplari adulti catturati illegalmente, per poi venire ristretti allo scopo di assumere la dimensione normale. Va detto che ad ogni tipo di animale corrisponde un anello con una determinata dimensione in termini di diametro.

D: Perché tutto questo?

R: Un uccello di allevamento è, per legge, un uccello di proprietà privata, mentre un un uccello catturato è considerato proprietà indisponibile dello stato.
Catturare un uccello selvatico e inanellarlo con anelli fasulli significa farlo diventare, con una truffa bella e buona, proprietà privata.
La maggior parte degli uccelli detenuti come richiami vivi per la caccia sono di provenienza illecita e sono oggetto di questo tipo di truffa. Parliamo di un fenomeno molto diffuso, e non dimentichiamo che un richiamo vivo può arrivare a costare somme considerevoli, anche 200-300 euro.


D: Che tipo di impiego viene invece fatto del cosiddetto anello aperto?

R: Il secondo tipo di anello è, come accennavamo, quello aperto, a fascetta: si tratta di un anello che viene posto alla zampa di uccelli catturati nei roccoli.
I roccoli sono impianti di cattura autorizzati dalle Province, pertanto funzionati con i soldi dei contribuenti, tramite personale spesso poco affidabile (non a caso vi sono numerosi processi a carico di alcuni gestori di questi impianti di cattura, uno di essi è proprio in corso in questi giorni a Treviso).
Negli impianti, al momento della cattura degli uccelli, viene posto agli stessi un anello che viene chiuso al momento: questi uccelli selvatici, tramite l’inanellatura, diventano uccelli che possono essere detenuti (tramite cessione, non vendita) dai cacciatori, e utilizzati nella caccia da appostamento fisso e temporaneo.

D: E’ corretto dire che gli anelli possono divenire oggetti indispensabili in quello che è il mercato clandestino di uccelli da richiamo?

R: Naturalmente. Esiste un fiorente mercato clandestino di anelli (sia chiusi– a fede nuziale, che aperti– a fascetta): gli anelli chiusi vengono di norma forniti agli allevatori dalle federazioni ornitologiche; nulla impedisce ad un allevatore di dichiarare un boom di nascite, con il risultato che anelli destinati ad uccelli d’allevamento siano in realtà utilizzati nel modo che ho descritto sopra (allargati, calzati e poi adattati alle zampe di uccelli provenienti da cattura illegale).

anello
Contraffazione anelli per uccelli catturati illegalmente
guarda il VIDEO

A questo fenomeno si va ad aggiungere quello del commercio illegale di anelli forniti dalle Province, che dovrebbero essere impiegati per inanellare gli uccelli catturati nei roccoli ma che vengono utilizzati su uccelli catturati dai bracconieri con reti da uccellagione. L’unico modo per stroncare questa attività sarebbe quello di abolire l’uso dei richiami vivi. Nel frattempo si dovrebbe come minimo prevedere l’utilizzo di anelli in acciaio (impossibili da allargare e poi restringere); la Comunità Europea, sollecitata da una mia interrogazione, ha risposto che spetta agli stati membri applicare tecnologie che impediscano frodi di questo genere. In realtà l’Italia non fa niente a riguardo, e la questione resta ancora tristemente aperta.

D: Quali le conseguenze?

R: Per quanto riguarda gli uccelli considerati fauna protetta la truffa degli anelli conduce all’importazione di moltissimi uccelli anche selvatici catturati illegalmente.
Ciò avviene in diversi paesi dell’Unione Europea (ricordo che nell’Unione Europea è in vigore la Direttiva 147/2009/UE– la cosiddetta Direttiva uccelli– che vieta la cattura e il commercio di fauna selvatica di uccelli da essa tutelati). Questo commercio assume giri d’affari davvero importanti, nell’ordine di miliardi euro; molte specie di uccelli come il diamante di Gould (Erythrura gouldiae) hanno rischiato e rischiano l’estinzione proprio a causa di queste continue catture fatte più o meno abusivamente per andare a rifornire i cosiddetti allevatori che detengono uccelli a scopo amatoriale.
Ho più volte denunciato il traffico di uccelli rapaci, come nel caso del recente furto di due pulcini di aquila del Bonelli in provincia di Agrigento; va considerato che ne esistono solo 20 coppie in tutta Italia e che ogni soggetto ha un valore di mercato che arriva fino ai 15 mila euro. Nonostante i turni di vigilanza delle associazioni ambientaliste della Sicilia uno di questi nidi è stato depredato, certamente da persone del posto (le uniche a conoscenza della dislocazione dei nidi) e probabilmente su commissione di falconieri.
La falconeria non è nuova a fenomeni come questo, rifornendosi di falchi e aquile grazie al furto dei pullus nei nidi in primavera): si tratta di fatti gravissimi che vanno ad incidere su una popolazione molto rara, e questi animali vengono poi sanati grazie a degli anelli, anche in questo caso apposti in maniera illegale.

L’altro commercio sempre legato al mondo della caccia e dei richiami vivi è quello (che ho denunciato con un’interrogazione alla commissione Europea) della predazione, come il furto dei pulcini di tordo nei nidi.
Parliamo di un fenomeno molto sentito e diffuso in Trentino Alto Adige, dove questi tordi nidificano e dove vendono messe in atto vere e proprie spedizioni compiute da persone provenienti da altre regioni su commissione dei cacciatori.

D: Ci puoi illustrare le modalità di questa pratica illegale?

Si vanno a sottrarre i pullus di tordo dai nidi per poi allevarli con sistema cosiddetto dello stecco (con pastoni a base di insetti e frutta, per mezzo di stecchi) e sottoporli ad impriting: essi riconosceranno nell’uomo il genitore e svilupperanno un comportamento molto socievole, diventando così i richiami vivi ideali da portare a caccia, sempre pronti a cantare perché privi di paura del cacciatore riconosciuto come genitore.
Questi uccelli (tordi bottacci e cesene) si riproducono nei meleti del Trentino e, una volta catturati illegalmente e imprintati, possono valere anche trecento euro ad esemplare: da qui si evince quanto lucroso sia questo fenomeno e perché la gente rischi di sporcarsi la fedina penale pur di catturare questi piccoli. Quando le guardie riescono ad individuare i bracconieri, gli stessi si disfano dei piccoli gettandoli nell’erba alta e, se questi ultimi non hanno la fortuna di essere ritrovati, sono destinate a morire. I loro fratelli sopravvissuti alla cattura saranno destinati a una vita da richiami vivi, quindi a una vita di sofferenza.

 

APPROFONDIMENTI:

Bolzano – furti di implumi su commissione: denunciati tre marocchini provenienti da Lucca 11 maggio 2013 | GEAPRESS → http://bit.ly/15z4TWv

Ancora bergamaschi ad uccellare in Val di Non 10 maggio 2013 | GEAPRESS → http://bit.ly/12E4v2J

Trentino Alto Adige – attacco ai nidi. Decine di implumi ed uova sequestrati da Carabinieri e Forestale
08 maggio 2013 | GEAPRESS → http://bit.ly/110iqBV

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