La “festa contro natura” – di Alessandro Zuliani

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Pur considerandomi persona impegnata nella difesa degli animali dalle varie forme di sfruttamento e maltrattamento da parte dell’uomo, non ho la fortuna di potermi definire, utilizzando un termine del filosofo statunitense Tom Regan, un vinciano.
Sono diventato vegetariano in età adolescenziale solo ed esclusivamente per motivi etici, ossia perché consideravo aberrante l’idea di nutrirsi della carne degli altri animali.
Ho manifestato sin da giovane una particolare empatia nei confronti degli animali che mi ha portato a soffrire enormemente ogni qual volta ho assistito o sono venuto a conoscenza di crudeltà sugli animali. Nonostante ciò, ribadisco, non mi considero un vinciano.
Il motivo di questa mia riflessione-confessione è strettamente legato alla Sagra dei Osei e alla mia passione per i pappagalli, animali che mi hanno sempre affascinato per le loro caratteristiche anatomiche, i magnifici colori della loro livrea, l’incredibile capacità di manipolare gli oggetti, la possibilità di riprodurre i suoni e la voce umana, tutte peculiarità che li rendono imparagonabili all’interno della vasta classe degli Uccelli.

Ricordo di essere stato a Sacile, in occasione della Sagra dei Osei, la prima volta più di vent’anni fa.
E’ stata un’esperienza indimenticabile: l’occasione per vedere da vicino tanti esemplari appartenenti ai diversi gruppi di pappagalli, ma non solo. Nonostante la gioia e l’emozione alla vista dei molti splendidi pappagalli (per mia ignoranza e dabbenaggine perché si trattava pur sempre di poveri animali in gabbia), mi hanno negativamente colpito e impressionato una serie di cose per le quali non riuscivo a trovare una giustificazione.
C’erano numerosi volatili nostrani in gabbiette verdi di dimensioni minuscole: si trattava di poveri esemplari di uccelli da richiamo che io non avevo mai visto prima, né ero al corrente che potesse esistere nulla di simile.
Ho altresì osservato dei rapaci, alcuni di questi notturni, in voliere circondate dalle tante persone che, come in ogni edizione, visitavano la Sagra. Non mi era mai capitato prima di vedere un rapace in gabbia e quella visione è stata per me motivo di turbamento.

Da cittadino poco avvezzo alle realtà note a chi vive e frequenta contesti rurali non sapevo che gli uccelli da richiamo e i rapaci fossero aspetti diversi di ciò che oggi è considerato uno sport, ma che è in realtà un crimine tra i più raccapriccianti: la caccia.
Ho scoperto, in quell’occasione, che la Sagra dei Osei non è solo una fiera di pappagalli colorati e schiamazzanti, ma è soprattutto una manifestazione in cui si celebrano le tecniche venatorie e si fa l’occhiolino a una delle pratiche più abiette che si possano immaginare, l’uccellagione.

Molti anni dopo, da attivista animalista, mi sono accorto di una parte della Sagra meno nota al grande pubblico, quella dei volatili da cortile: galline, tacchini, pavoni, piccioni e altri uccelli rinchiusi in gabbie arrugginite e anguste, sotto il sole cocente d’agosto spesso senza acqua e senza cibo. E’ una visione orribile che dovrebbe provocare sconcerto in qualsiasi persona dotata di un minimo di sensibilità e buonsenso eppure non è così per le migliaia di visitatori indifferenti e soprattutto per coloro che dovrebbero tutelare il benessere degli animali nel rispetto delle normative vigenti in materia e che sembrano non accorgersi o non volersi accorgere di quanto accade proprio davanti ai loro occhi.
Da quattro anni a questa parte la Sagra dei Osei è diventato per me un appuntamento fisso e imperdibile.
Non più per ammirare i pappagalli nei loro magnifici colori, ma per manifestare per i loro diritti e per i diritti di tutti gli altri animali esposti, sfruttati e maltrattati in quella “festa contro natura”.

Questa nostra manifestazione vuole scuotere gli animi di coloro che passeggiano indifferenti o divertiti tra le tante gabbie piene di animali: a loro diciamo di non andare mai più alla Sagra dei Osei, di non sostenere un simile residuo di barbarie incompatibile con una società che si vorrebbe moderna e civile. Se manifestiamo è anche perché riteniamo che gli animali non godano di alcuna tutela giuridica, non perché non esistano leggi, ma perché quelle esistenti troppo spesso non vengono applicate o sono oggetto di interpretazioni quasi sempre a sfavore degli animali stessi.

In altre parole, serve a poco una legge che proibisca la detenzione di animali in condizioni tali da produrre sofferenza se poi si mette in discussione il concetto stesso di sofferenza o quali debbano essere i parametri per stabilire lo stato di sofferenza di un animale.
Cosa c’è di peggio di un animale nato con le ali per volare libero nei cieli, costretto in gabbie che non consentono alcun tipo di volo e spesso neppure l’apertura delle stesse ali?
Non è forse questo un caso di evidente maltrattamento?

Il presidio vuole altresì lanciare un messaggio inequivocabile alle autorità locali eagli organizzatori della Sagra: non accettiamo la mistificazione con la quale si vorrebbe far passare l’idea di una “festa della natura”, di un momento di gioia per grandi e piccini.
La pretesa, da parte di chi sostiene e sponsorizza questo antico evento, di spacciare la Sagra per una “festa della natura” è quanto di più assurdo e insensato: trattasi, come ho già detto, di una “festa contro natura” che macchia indelebilmente la reputazione di quella splendida cittadina che è Sacile.
E sono più che certo che molti abitanti di Sacile rifiutano l’idea che la propria città sia associata a un evento che da secoli provoca indicibili sofferenze a innumerevoli creature: chiediamo a questi cittadini di affiancarci nella protesta, di uscire allo scoperto e di manifestare il proprio dissenso, chiediamo loro di non cedere al fatalismo!
Che la Sagra dei Osei, nonostante la tanto sbandierata veneranda età, sia destinata a cambiare radicalmente o addirittura a scomparire è cosa certa, resta da capire quando e in quali circostanze: a noi il compito di fare di tutto perché ciò avvenga il prima possibile.

Alessandro Zuliani

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