La sagra della gabbietta – di Alessandro Sperotto

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La “Sagra degli osei di Sacile” non è una festa.
Infatti non si festeggia nulla: purtroppo ad oggi non è altro che l’esaltazione della gabbia in cui migliaia di uccelli sono costretti a vivere per tutta la loro esistenza.
Imprigionati a vita vi sono moltissimi uccelli migratori, che in natura volerebbero per migliaia di chilometri, ed uccelli esotici, del tutto estranei alle nostre condizioni climatiche ed ambientali.
Sono uccelli allevati per il piacere di sentirli cantare o per fungere da richiamo per esemplari della stessa specie nella caccia da appostamento fisso.
E’ opportuno ricordare che la legge 157/1992, che tutela la fauna e disciplina l’attività venatoria, permette la caccia da appostamento fisso con utilizzo di uccelli da richiamo, che possono anche essere catturati in natura da persone ed impianti debitamente autorizzati, solo qualora non sia possibile reperirne da allevamento.
L’aucupio, ovvero la mera cattura di uccelli con le reti o altri sistemi, è vietato e punito penalmente.

Coloro che sostengono queste fiere, come il Sindaco di Sacile, parlano di tradizioni e ritengono che gli uccelli non subiscano alcun maltrattamento.
Ma il rispetto delle caratteristiche etologiche di un uccello in gabbia, non è una contraddizione in termini?
Spesso in questi giorni si sente dire dagli organizzatori che l’esposizione non comporta maltrattamenti e che in gabbia non vi sono uccelli catturati in natura, ma solo dall’allevamento. Come fanno ad esserne certi?
Infatti, dietro questo tipo di fiere e sulle spalle di uccelli di pochissimi grammi, ci sono molteplici interessi economici e, inoltre, ci sono le barbare catture degli uccelli in natura per mezzo delle reti, come quella concessa nell’inverno del 2008 dalla Regione Friuli e dalla Provincia di Pordenone che ha determinato la morte di diversi esemplari anche appartenenti a specie protette. Cattura stoppata, anche se avviata, solamente grazie al provvedimento del Tribunale Amministrativo Regionale a seguito di un tempestivo ricorso delle associazioni animaliste ed ambientaliste.
Detto provvedimento prevedeva proprio la cattura per la successiva cessione agli espositori delle fiere ornitologiche dell’Associazione Ornitologica Friulana Sagre e Fiere Venatorie di 50 capi delle seguenti specie, tra le quali alcune protette in tutte Europa: allodola, cesena, merlo, tordo bottaccio, tordo sassello, peppola, fringuello, cardellino, lucherino.
Che ci dice poi la Pro Sacile sui canarini morti per il caldo durante la Sagra del 2010? Erano tenuti bene?
Se erano tenuti bene, perchè gli espositori hanno subito una condanna penale per abbandono di animali?

E poi, proprio queste persone condannate penalmente avevano addirittura, cosi si leggeva nelle cronache giornalistiche, ricevuto un premio dalla stessa Pro Sacile.
La Pro  Sacile ha almeno avuto il buon senso di revocare il premio? Al sottoscritto non risulta.

Passeggio da diversi anni tra le vie di Sacile durante la sagra. Le condizioni in cui vengono tenuti gli animali sono inadeguate. Il caldo è soffocante, io stesso devo fermarmi all’ombra e a bere spesso.
Alcuni espositori nemmeno aprono gli ombrelloni per proteggere gli animali dal sole e comunque sotto gli ombrelli la cappa di caldo è ugualmente  terrificante! Ho visto animali senz’acqua, boccheggianti, gabbie sovraffollate, uccelli spiumati.

Come si fa a ritenere tutto questo una tradizione da conservare?
E’ solo un triste, mortifero, macabro, museo medievale degli orrori.


Avv. Alessandro Sperotto
Delegato Lega per l’Abolizione della Caccia  Sezione del Friuli Venezia Giulia


“Sono diventato animalista, anticaccia e vegetariano perche’ sin da piccolo, abitando in campagna, ho visto molti animali soffrire e morire per il divertimento umano. Ho visto, a cinque anni, un cacciatore puntare il fucile verso il petto di mio padre e passai dei brutti momenti. Anch’io diversi anni dopo ricevetti lo stesso trattamento e non fu bello per niente! Ora cerco di fare quel che posso per aiutare gli animali e di cosenguenza l’ambiente che e’ la loro e la nostra casa.”

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