700 anni di torture – di Adriano Fragano

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Le prime notizie della Sagra dei Osei di Sacile risalgono addirittura al 1274, tanto che questa manifestazione è considerata una delle più antiche del suo genere in Italia.

737 anni di sagra potrebbero essere motivo di orgoglio per una comunità, essendo di sicuro sinonimo di tradizione e di continuità.

Si usa il condizionale perché il problema è insito proprio nella tradizione e nel messaggio che la Sagra dei Osei tramanda anno dopo anno.
Per alcuni vedere un uccello dimenarsi forsennatamente imprigionato in una gabbietta di metallo o plastica può essere motivo di curiosità, di divertimento, o di interesse commerciale; per altri invece appare per ciò che nella realtà è: una tortura inflitta a chi dovrebbe essere libero di librarsi nell’aria percorrendo chilometri ogni giorno, e che invece si ritrova rinchiuso in spazi angusti sotto lo sguardo divertito di migliaia di umani senza alcuna possibilità di nascondersi, di fuggire, o di proteggersi, e men che meno di decidere della propria sorte.

La Sagra dei Osei pertanto è la prova provata di quanto la nostra specie abbia radicata nelle sue origini la volontà di dominio nei confronti di coloro che non possono difendersi, una testimonianza tragica proprio per il suo perdurare nel tempo, proprio per l’orgoglio con il quale la si organizza. Un orgoglio derivante dalla speranza che nulla possa cambiare, e che tutto debba perpetuarsi immutabile nel tempo, una sorta di esorcismo contro la naturale spinta umana all’evoluzione sociale e al cambiamento culturale.
La Sagra dei Osei incarna tutto ciò e molto di più. Essa è anche un lucroso evento commerciale e turistico, e in quanto tale riveste anche una notevole rilevanza politica.

Un evento del genere sta a testimoniare che lucrare sulla pelle degli altri, sulle sofferenze e sulla morte altrui è un’attività da sempre presente nella storia dell’umanità, che nulla è cambiato dal 1200 ad oggi per quanto riguarda il rapporto uomo-altri animali, e che, proprio per tale motivo, in definitiva nulla dovrebbe cambiare. Più che una sagra potremmo parlare di una cerimonia, un inno alla dominazione della nostra specie sulle altre.

Quando tutto pare avvisarci che il tempo del dominio umano sulla Terra è giunto al capolinea (basta informarsi sui fatti di cronaca per avere un riscontro oggettivo di quanto affermato), ogni anno si svolge una manifestazione in cui migliaia di esseri senzienti vengono esposti, venduti, comprati, usati e maltrattati come se fossero oggetti; ogni anno si svolge una sagra mediante la quale le giovani generazioni vengono “educate” alla sopraffazione, a credere nella legge del più forte e nel diritto di quest’ultimo a disporre delle esistenze altrui a proprio piacimento.

Più che di orgoglio, quindi, sarebbe giusto parlare di vergogna, ma così per molti non è.

Circa 700 anni fa durante un processo intentato a dei templari a Ravenna, si dichiarò pubblicamente che la tortura non poteva essere considerata un metodo lecito nella conduzione di un processo: fu il primo passo verso la condanna della tortura sugli esseri umani. In 700 anni pertanto il cammino dell’uomo lo ha portato a intraprendere cambiamenti culturali e di costume estremamente importanti, ciò però non ha quasi mai toccato i rapporti al di fuori della comunità umana, e tradizioni vergognose come la Sagra dei Osei perdurano immutate ancora oggi a ricordarci questo enorme ritardo colpevolmente accumulato.

E’ per questo motivo che ci opponiamo convintamente a questo “evento” che altro non è che una ostentazione di una tortura legalizzata, e che speriamo cessi per sempre di esistere per venire consegnato alla storia delle ingiustizie umane perpetrate nei confronti dei più deboli.

 

Adriano Fragano


adriano-fragano Adriano Fragano Laureato all’Università degli Studi di Padova in Scienze Naturali con indirizzo botanico, da sempre attratto dalla comunicazione, si dedica allo studio dei linguaggi di programmazione web sin dal lontano 1994. E’ cofondatore dell’associazione Campagne per gli animali e redattore del giornale Veganzetta.
E’ attivista vegano ed antispecista e si occupa di divulgazione e propaganda del veganismo etico e dell’antispecismo. Autore e coautore di numerosi articoli e pubblicazioni tra cui: Antispecismo, L’Animale ritrovato, Decrescita. Idee per una civiltà post-sviluppista. Ha realizzato innumerevoli siti web di associazioni no profit e dedicate all’animalismo, al veganismo e all’antispecismo.
Attualmente vive nella campagna trevigiana a stretto contatto con la natura – e con numerosi animali salvati da morte sicura – cercando di coniugare la sua visione vegana e antispecista della vita, con le sue attività professionali coltivando al contempo i propri interessi sul web, l’attivismo, e un orto davanti casa; progettando alberi di navigazione di siti virtuali, scrivendo, e piantando alberi veri nel suo campo.

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