Il bambino e la gallina – di Tiziana Pers

Follow on Google+

Cè un cascinale in campagna vicino a casa mia, dove vivono diversi animali; molti di questi sono stati sottratti dall’industria alimentare tramite delle mie azioni performative. Presso il cascinale, all’interno di un boschetto recintato, vivono un’oca, che ora ha 19 anni, due galline e due anatre. Come dicevo, sono tutti animali che erano destinati a diventare ‘carne’. Qualche giorno fa una gallina si è ferita. Non si sa bene come, forse ha subito l’attacco di un animale selvatico, o forse più banalmente è stato un ramo. Ad ogni buon conto si trattava di una ferita profonda e lacera, e il veterinario ha ritenuto necessario tenere la gallina sotto controllo: mi ha insegnato come medicarla quotidianamente e mi ha prescritto l’antibiotico da darle due volte al giorno. Per espletare tali operazioni ho dovuto portare a casa la gallina, e metterla nell’unico posto adatto che avevo lì a disposizione: una grande gabbia.
Dopo un po’ di giorni la gallina ha iniziato a migliorare notevolmente. Oggi ho quindi deciso di liberarla un’oretta nel cortile di casa mia. Preferisco però non lasciarla senza sorveglianza dal momento che Chelsie, il mio dolcissimo cane, non è abituata a relazionarsi gli uccelli. In quell’ora ho portato in cortile anche Ivan, mio figlio di un anno e mezzo. Ivan conosce le galline e le anatre, ma è abituato a vederle presso la cascina, quindi il pennuto in cortile era un animale in un certo senso ‘nuovo’. Appurato che trattavasi di ‘gallina’ il bimbo ha iniziato a trottarle attorno chiamandola ‘gaiiiina! gaiiiina!’ Poi si è accucciato accanto a lei e ha iniziato a studiarla.
Erano buffi, mentre si guardavano reciprocamente con una certa curiosità. Ivan ha accostato un ditino al proprio viso dicendo ‘oocchietti’, e subito dopo ha avvicinato lo stesso ditino alla testa della gallina ripetendo ‘oocchietti!’ per poi chinarsi ad accarezzarla. La piccola ha dato prova di grande pazienza, lasciandosi a sua volta accarezzare gentilmente. Chelsie si sentiva esclusa, ed è corsa dal bimbo a raccogliere la sua parte di coccole, infilando il muso sotto al suo braccio. Finita la parte dei convenevoli, sono passati tutti alle proprie attività: la gallina a razzolare, Ivan a giocare con l’annaffiatoio, Chelsie a sdraiarsi al sole. Trascorso il tempo a mia disposizione non volevo appunto arrischiarmi a lasciare la gallina da sola in cortile, per via sia del cane che della vicinanza con la strada. Inoltre (cosa che ho appurato nel mentre) la gallina ha dimostrato grande apprezzamento per la cuccia di Chelsie, la quale al contrario non gradiva molto la condivisione del proprio letto con altri inquilini…Ho quindi preso piano in braccio la gallina e mi sono diretta verso la gabbia, sotto lo sguardo scrupoloso di mio figlio.

Ma appena ho appoggiato la gallina dentro alla gabbia, ed ho chiuso lo sportello, è successo l’imprevedibile: Ivan è scoppiato in lacrime, e ha cominciato a urlare: ‘gaiiina! gaiiina! libea! libea!’. Con tutta la forza che aveva ha cercato di sollevare il coperchio della gabbia, tremando dallo sforzo e dall’agitazione, mentre seguitava a piangere disperato urlando ‘libea!’. Io ero senza parole. So solo che in quel preciso istante ho capito quanto orgogliosa fossi di mio figlio, un bambino di solo un anno e mezzo, che ha saputo vedere molto più in là di me.
Ho calmato Ivan, e gli ho promesso che avremmo lasciato la gallina nuovamente libera il giorno seguente, e che a breve la gabbia non sarebbe proprio più servita. Per fortuna la terapia (e quindi la reclusione) durerà ancora per poco, a tra qualche giorno la gallina potrà far ritorno al boschetto, con grande sollievo suo, mio e di Ivan.

Penso a quanto sono fortunata ad avere un bambino che sa essere così naturale e spontaneo nel suo modo di porsi verso gli altri esseri senzienti. E quanto ho ancora da imparare da lui. Di rimando non posso non pensare a quei bambini ai quali viene insegnata la ‘normalità’ di una piccola gabbia per uccelli. I bambini posseggono il dono di essere liberi da ogni pregiudizio, di ‘sentire’ e ‘vedere’ anche ciò che a noi adulti è precluso.
A noi resta il difficile compito di condurli verso il loro futuro, ed il rischio più grande che corriamo è di corrompere la purezza che posseggono, insegnando loro la ‘normalità’ del male, banalizzando ciò che non è lecito accettare come ‘prassi’.
Mi vengono in mente immagini di conigli chiusi in gabbie piccolissime, che non conoscono il profumo dell’erba, che non hanno mai toccato la terra dove per nascita erano destinati a correre. Uccelli meravigliosi il cui pianto disperato per la libertà mai conosciuta noi chiamiamo ‘canto’.
E ancora peggio penso alle fiere e alle sagre dove la tortura della prigionia forzata pretende di essere spacciata per ‘amore’ per gli animali e per la natura. Migliaia di uccelli, conigli, piccoli animali chiusi in spazi angusti, spesso lasciati sotto il sole estivo senz’acqua, talvolta feriti, scambiano i loro sguardi con bambini lì condotti per assistere allo ‘spettacolo’ della natura. Il nostro dovere di abitanti di questo mondo, e di genitori, è di non restare indifferenti. L’amore può essere di tanti tipi, ma prima di tutto si basa sul principio del rispetto.

E forse è necessario fermarsi un attimo a riflettere sul senso stesso del termine, prima di commettere degli errori irrimediabili.

 

Tiziana Pers



Tiziana Pers. Nata nel 1976. Laurea in Lingue e Letterature Straniere, Università degli Studi di Udine. Dottorato di Ricerca in Letterature Comparate. Vegetariana, concentra la sua ricerca sui temi dello specismo e dell’antispecismo. Lavora con differenti media, quali azioni pubbliche performative, fotografia, video, installazione, disegno e pittura. Tra le principali esposizioni e performances: Butcher’s Shop of Life, Nur Gallery, Milano; The Berlin Wall, Promenade Gallery/Petro Marko Theater, Valona, Albania; Walls of Authority, Old Police Station, Londra; Pandora_2: The First Supper, evento collaterale 53. Biennale d’Arte di Venezia; New Digital Age Russian Biennal of Photography, Novosibirsk, Russia; Sguardi Pogledi, Slovenski Etnografski Muzej, Ljubljana; Videospritz®Est#4, Trieste Contemporanea, Trieste; Prix-Pictet, videoslideshow, Palais De Tokyo, Paris; N.Est, Museo MADRE, Napoli; Maravee/Recycle, Pandora_1, Ariis, Ud; Prix Pictet, DIFC, Dubai; SpilimbergoFotografia08, Craf; Vicino/Lontano_Premio Terzani, Udine; I cercaluna di Pierluigi Cappello; New Horizons in Contemporary Italian Painting, Dade Public Library, Miami; Premio Celeste, S.Gimignano; Premio Giovane Arte Europea, Castello Visconteo, Pavia; Premio Razzano, Museo del Sannio, Benevento.

I commenti sono chiusi.